Quando le fondamenta vacillano: il senso profondo dell’osteoporosi

Eugenia Scanziani |

Eugenia Scanziani |

mercoledì 18 Feb 2026
Tra simbolismo psicosomatico, equilibrio acido-base e l'importanza di nutrire la nostra struttura interiore.

Chi mi conosce sa che questo tema mi tocca da vicino: convivo con un’osteoporosi grave e secondaria. È una patologia che ho studiato a fondo, non solo sui libri, ma sulla mia pelle. Spesso regna la confusione totale: cosa prendere? Quando? Come mangiare?

Dobbiamo fare chiarezza, partendo dal presupposto che questa condizione non nasce dal nulla; è il risultato di un percorso, spesso silenzioso, che coinvolge corpo e anima.

Le ossa: la nostra architettura interiore

In psicosomatica, lo scheletro rappresenta la nostra struttura, l’architettura su cui poggiamo tutto ciò che siamo. Le ossa sono la parte più profonda, dura e solida di noi: sono i nostri archetipi, le credenze su cui edifichiamo il rapporto con la vita.

Quando avvertiamo un dolore osseo cronico (non un trauma occasionale), il corpo ci sta parlando di una sofferenza nelle nostre strutture interiori. Se la schiena è il nostro sostegno, l’ostealgia (il dolore osseo) esprime un turbamento profondo nelle convinzioni fondamentali dell’esistenza.

Nell’osteoporosi, a questo si aggiunge il tema della fragilità e della perdita di solidità.

  • Osteoporosi Primaria: compare spesso con la menopausa, quando la donna vive questo passaggio come una perdita di identità o di “utilità” (legata all’archetipo della procreazione).
  • Osteoporosi Secondaria: è il segnale che il corpo ha pagato lo scotto di altre battaglie. Nel mio caso, è stata la conseguenza dei disordini alimentari vissuti durante l’adolescenza. Quando il corpo soffre precocemente, la struttura ne risente prima del tempo.

Il mito del calcio e l’inganno dei latticini

Per anni ci hanno detto: “Mangia formaggio, che fa bene alle ossa”. La realtà è spesso l’opposto. I latticini, oltre a creare muco a livello intestinale, sono alimenti acidificanti.

Il nostro sangue deve mantenere un pH alcalino per farci stare bene. Quando mangiamo troppe proteine animali, cibi raffinati, zuccheri, o abusiamo di caffè e fumo, il sangue si acidifica. Per riequilibrare questo pH, il corpo mette in atto un meccanismo di emergenza: utilizza il fosforo, che però porta all’eliminazione del calcio dalle ossa.

Risultato? Ci demineralizziamo proprio nel tentativo di gestire l’acidità interna. Un corpo acido è un corpo stanco, irritabile e propenso alle infiammazioni.

Da dove partire? L’intestino e l’integrazione corretta

Una delle prime cose che chiedo ai miei clienti è la misurazione del pH tramite le cartine di tornasole. Osservo poi l’iride: l’occhio mi rivela come la persona digerisce, come assimila e come vive le sue emozioni.

Non dimentichiamolo mai: l’intestino è il nostro secondo cervello. Se c’è disbiosi, celiachia o infiammazione, l’intestino non “lavora” e non assorbe i nutrienti necessari alle ossa. Prima sistemiamo la base (l’intestino), poi costruiamo il resto.

L’osteoporosi è una patologia che va affrontata SUBITO e per SEMPRE. Non basta un ciclo di Vitamina D ogni tanto. Ecco i pilastri fondamentali:

  • Integrazione costante: Vitamina D3 unita alla Vitamina K2 (fondamentale per indirizzare il calcio nelle ossa e non nelle arterie), Magnesio completo (da più fonti saline).
  • Movimento: Ginnastica con i pesi, guidata da professionisti, per stimolare il tessuto osseo a rigenerarsi.
  • Alimentazione Antinfiammatoria: Ridurre i carichi acidi e idratarsi correttamente.

È un tema che mi sta molto a cuore e avrei ancora tanto da dire. Se hai ricevuto una diagnosi di osteoporosi o osteopenia e ti senti persa tra pareri discordanti, io sono qui.

Chiamami, valuteremo insieme come sostenere la tua struttura e ritrovare solidità.

Con affetto,
Eugenia 

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