Quando parli a te stesso, stai parlando o stai ascoltando?

Eugenia Scanziani |

Eugenia Scanziani |

domenica 29 Mar 2026
Questa è una domanda che sembra semplice, ma in realtà è profondissima. Ognuno di noi ha una voce interiore che parla continuamente: commenta ciò che facciamo, giudica come stiamo, anticipa tutto quello che potrebbe andare storto.

Ma quasi mai ci fermiamo a chiederci: che tipo di relazione ho con quella voce?
Le persone che arrivano da me spesso dicono: “Non mi sento bene, ma non capisco cosa mi stia succedendo”. Quasi sempre, dietro questa nebbia, si nasconde una verità precisa: ci parliamo molto, ma ci ascoltiamo pochissimo.

La voce interiore non è sempre una guida

Molti pensano che il dialogo interno sia sinonimo di consapevolezza. Purtroppo, non è sempre così. Spesso quella voce è:

  • Severa e critica
  • Impaziente
  • Piena di aspettative

Ci dice cosa dovremmo fare, come dovremmo essere e perché non andiamo bene così come siamo. Ma mentre la mente parla, il corpo manda messaggi di natura opposta: stanchezza, tensioni, disturbi che ritornano. Quando ignoriamo questi segnali e continuiamo a “parlarci addosso”, il corpo non ha altra scelta che alzare il volume.

Ascoltarsi è un’altra cosa

Ascoltarsi non significa analizzarsi mentalmente. Significa fermarsi e chiedersi: “Come sto davvero, adesso?” Senza correggere subito la risposta. Senza giudicarla. Senza volerla “aggiustare” all’istante. Molte persone hanno perso questa capacità, non per mancanza di talento, ma perché nessuno ha mai insegnato loro come fare. Eppure, il corpo possiede un linguaggio di una chiarezza disarmante.

Il corpo non mente (e non usa parole)

Il corpo non usa i verbi, usa le sensazioni. Quando qualcosa non è allineato, il messaggio arriva forte:

  • Nell’intestino che si chiude.
  • Nel respiro che si fa corto e alto.
  • Nella tensione che non si scioglie mai del tutto.
  • Nella fatica che persiste, anche dopo una notte di sonno.

Questi non sono “difetti” della macchina-corpo. Sono messaggi. E se non impariamo a riceverli, continueranno a ripetersi, bussando alla nostra porta con intensità crescente.

Parlare meno, ascoltare di più

Nel percorso verso il benessere, arriva un momento in cui non serve aggiungere nulla. Serve togliere.

  • Togliere rumore.
  • Togliere pretese.
  • Togliere quella voce che impone soluzioni prima ancora di aver compreso il problema.

Quando una persona inizia ad ascoltarsi davvero, succede qualcosa di molto concreto: il corpo si rilassa, l’intestino si calma, la mente rallenta. Non perché tutti i problemi siano svaniti, ma perché finalmente qualcuno sta prestando attenzione.

Una domanda da portare con te

La prossima volta che senti un disagio, fisico o emotivo, fermati un istante. Chiudi gli occhi e chiediti:

“In questo momento, mi sto parlando o mi sto ascoltando?”

La risposta non va cercata nel pensiero. Va sentita nel corpo. Ed è quasi sempre da quel piccolo spazio di ascolto che inizia il vero cambiamento.

Con affetto, Eugenia

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